Direttore e Curatore Alberto Barranco di Valdivieso
Fabrizio Garghetti (1939) è considerato uno dei più originali fotografi del mondo dell’arte, della danza e della musica contemporanea non solo italiana, capace di fondere “alchemicamente” l’attività di fotografo con l’interpretazione poetica di matrice post-surrealista e fluxus. Lo stile immediato e “fulminante” della ripresa ottica di Garghetti ha saputo esprimere il carattere e il sentimento dei più importanti eventi, personaggi e luoghi dell’arte degli ultimi sessant’anni. Milanese da generazioni, ha sviluppato negli anni una particolare “capacità plastica” di fissare l’espressione e il movimento della persona ritratta, tale che, da Warhol a Spoerri, da Nitsch a Burri, da Nam June Paik a Tinguely, da Merce Cunningam a Pistoletto, egli riesca a raccontare, attraverso l’istante dello scatto, sentimenti ed evidenze curiose della persona o di uno stesso evento; emergenze minime e rivelatrici di aspetti del carattere spesso nascosti dall’ufficialità. Ecco perché, a differenza di altri maestri, Garghetti si è ritagliato un suo spazio particolare: le sue foto non sono leccate, perfette, statiche perchè la vita, l’azione, per il fotografo, non lo sono mai, tanto meno l’arte e il genio che tramite essa si esprime e di cui lui raccoglie memoria, così egli ha sempre voluto superare la fase della perfezione irreale della ripresa spaziale o della posa esatta per cogliere invece quella zona di risulta del sentimento, quella distrazione di sguardo, quello scarto prospettico o sbavo di luce, quell’azione naturale del momento che svela un’altra verità, forse quella meno conosciuta o più curiosa, o semplicemente più umana e vera, senz’altro non celebrativa, di importanti pittori, scultori, musicisti, intellettuali, galleristi, critici che ormai assurti al ruolo di numi tutelari della cultura altrimenti assumono pose “autoimmunizzanti” e di convenienza pubblica. In Garghetti tutto è sperimentazione della vita, tutto è incontro umano, è empatia istantanea e forse, proprio nel suo caso, si può parlare di “sentimento d’immagine”. Notevole il suo lavoro di documentazione degli eventi artistici legati a manifestazioni storiche (Milano Poesia, Fondazione Mudima, Palazzo Reale di Milano, Biennale di Venezia, Documenta di Kassel …). Le sue fotografie di performances di artisti come John Cage, Hermann Nitsch, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, Dick Higgins, Robert Filliou, Joe Jones, Giuseppe Chiari, Yoko Ono, Emmett Williams sono entrate a far parte della storia della fotografia d’arte, in particolare è stato testimone di Fluxus (lui stesso sodale di Kaprow e di Cage), del Lettrismo e della Poesia Visiva internazionale, spesso condividendo in prima persona con gli artisti le stesse esperienze. Testimone della stagione gloriosa dell’arte dei 60-80 con Simonetti, Pistoletto, Chiari, Arman, Adami, Dova, Pardi, Baj, Tadini… e delle prime storiche esibizioni dei grandi della danza moderna come Pina Bausch, Carolyn Carson, Merce Cunningham, di jazzisti come Miles Davis e rock stars come Rolling Stones o Brian Eno. Ha collaborato con Vogue, Harpers Bazar, Elle Decoration, Panorama, Epoca, La Repubblica, Alfabeta.
Vero cronista della cultura rientra di diritto nel gruppo dei fotografi storici che hanno saputo raccontare la stagione artistica dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, come per esempio Enrico Cattaneo, Claudio Abate, Giorgio Colombo, Ugo Mulas o Aurelio Ammendola, tutti autori dalla forte capacità interpretativa oltre che reporters di eventi culturali.
Nel 2025 a Milano è stato costituito l’Archivio Fabrizio Garghetti per tutelare l’opera del Maestro, con trasparenza e rigore, nel rispetto delle norme sul diritto d’autore. Finalità dell’Archivio è di studiare il suo lavoro e creare un regesto digitalizzato completo dell’enorme collezione presente di scatti fotografici ma anche di documenti cartacei unici e preziosi per la storiografia d’arte, nonchè di organizzare e coadiuvare eventi e pubblicazioni, e di regolare l’emissione delle edizioni fotografiche. L’Archivio Garghetti ha davanti a sè molto lavoro ma anche l’appassionante sfida a creare nel futuro un luogo aperto, didattico, che sappia comunicare e insegnare ai giovani, e non solo, l’amore per l’arte che sempre ha guidato e guida Fabrizio Garghetti, amore che poi è quello per la vita e per l’uomo.